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Quando una cosa piace, la si fa quasi senza accorgersene. Per Mattia De Marchi vale sicuramente questa regola, visto che a lui piace fare tanti, tantissimi chilometri in bicicletta. Per la precisione ne ha appena conclusi 360 in poco più di 13 ore, vincendo per il secondo anno di fila The Traka, una delle gare gravel più iconiche del panorama Europeo. Questa volta non è stata una cavalcata solitaria tra la polvere delle mille strade sterrate che si aprono a raggiera dalle mura della città di Girona, bensì una sfida a 2. Un duello serrato con Lachlan Morton, altra icona del mondo ultracycling.

Nel 2021, alla sua prima partecipazione alla gara spagnola, Mattia ha vinto dando fondo a tutte le sue doti, ma lo ha fatto in solitaria, cosa che gli ha permesso di commettere errori. Errori che gli sono stati davvero utili quest’anno perché, quest’anno, per riuscire a mettere la sua ruota davanti a quella di Morton non ha dovuto sbagliare nulla.

L’anno scorso sono venuto per la prima volta in Spagna per partecipare a The Traka, con un set up sbagliato, nessuna strategia di alimentazione, una traccia da seguire e niente altro. Ritorno un anno dopo con più esperienza e consapevolezza. Nessuno nasce già pronto o con le soluzioni in tasca. Ci si conosce pedalando, sbagliando e riprovando”.

The Traka è una GARA, 360 km da percorrere in poco più di 13 ore a una velocità folle, per questo Mattia De Marchi ha scelto un set up minimale per la sua 3T Exploro. Una Node Road 2H sul tubo orizzontale e una Bud, niente di più niente di meno dell’essenziale. Quando hai solo la velocità in testa devi avere con te solo quello che ti serve, ma soprattutto devi montare una Cluster20 immaginaria carica di determinazione e quella Mattia ne ha da vendere.

Un orgoglio per Michele Boschetti: “Essere al fianco di Mattia quando dimostra di essere, pur senza darlo a vedere, una vera icona del mondo ultracycling per me e per tutta Miss Grape è davvero un onore. è guardando questi atleti che ci vengono le ispirazioni per fare cose nuove e per migliorarci ancora ogni volta”.
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