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Una delle avventure più “folli” di Hanna Lutz è stato il suo viaggio da Ginevra a Nizza su una bici a scatto fisso. Non tanto per la distanza di “soli” 500 km, ma perché lungo il  tracciato ha dovuto superare ben 15 passi alpini, per un totale di oltre 10.000 metri di dislivello.

In questa avventura Hanna Lutz  però non era sola, ma in compagnia di altri 9 ciclisti, altri 9 pazzi amanti delle due ruote e del pignone bloccato, tutti provenienti da Stoccarda. 

Un racconto emozionante per chi ama la fatica e i grandi paesaggi.

“Senza parole mi fermo accanto a Marc sulla vetta del Col du Galibier. Guardiamo la valle e seguiamo la strada tortuosa con gli occhi. Corre dolcemente contro il fianco delle montagne. Sotto di noi, i nostri amici scivolano sui tornanti che sembrano disegnati ad acquarello. Come piccole formiche in casacca rossa, blu e nera, avanzano sull’asfalto. La strada è cosparsa di vernice bianca, segni quasi indelebili delle tappe leggendarie del Tour de France. è come pedalare sopra il tuo tatuaggio preferito, leggi la storia in quelle pennellate, ti tornano in mente gli attacchi, le sfide le emozioni che solo il ciclismo sa regalare. 

Praticamente nessun altro colle del tour porta i ciclisti a più di 2642 m. Durante le molte notti insonni che hanno preceduto la partenza di questo viaggio, ci siamo più volte chiesti: “possiamo davvero riuscire a scalare con una fixie le più famose salite del Tour  de France?”

Nessuno di noi era davvero sicuro di arrivare a toccare il Mar Mediterraneo, perché davanti a  noi vedevamo così tante difficoltà e imprevisti. Ma avevamo un’arma segreta: la forza dell’amicizia e del lavoro di squadra. Eravamo 10 ciclisti di 2 club diversi, ma uniti da una passione e da un’eredità comuni. Ci siamo conosciuti ai Rad Race Events e le strade di Stoccarda ci hanno tenuti uniti, a volte nel vero senso della parola (chi fa gare di fixed, può capire). 

Lo “Stuttgarter Velohelden” è più simile a un gruppo di vecchi amici che si conoscono da una vita piuttosto che a una squadra. Il Heaven and Hell Cycling Club è invece esattamente come il suo nome, un crogiuolo di anime candide ed irrequiete. Un imprevedibile mix di personaggi border-line è la sua più grande forza e allo stesso tempo la sua più grande debolezza.

Siamo stati ispirati da altre squadre di fixie e, incuriositi dai famosi passi alpini, abbiamo progettato questa sfida: partire da Ginevra e arrivare al Mediterraneo, passando per il Col de la Madeleine, il Col du Telegraphe, il Col du Galibier, il Col des Champs e il Col d ‘Allo. In pratica la metà delle salite che un ciclista sogna di scalare almeno una volta nella vita, noi lo abbiamo fatto  in 5 giorni, per un totale di 10.000 metri di dislivello su 500 km.

Mentre i nostri compagni del Velohelden e del HHCC superano il punto più alto della salita sorridono tutti, ognuno con un sorriso diverso e un sogno nella testa. Anch’io sorridevo, mentre partivo in discesa. Era il sorriso di chi sapeva di avercela fatta perché eravamo sul punto più alto. Cosa poteva fermarci ormai? Il giorno prima era stato il Col de la Madeleine a farci tremare. Caldo torrido e  una pendenza media del 9% ci hanno spinto al limite. Tuttavia, le condizioni sul Galibier erano invece ideali per 29 chilometri  chilometri di salita. 29!

La pelle d’oca, così reagiva il mio corpo. Non sono sicura che sia stata colpa del vento fresco o della vista dei tornanti sottostanti. Più probabile fosse la lunga discesa che ci attende sarà estenuante quanto la salita, perchè  in una fixie non hai i freni, l’unico modo per rallentare è fare resistenza sui pedali, continuamente.

Due giorni dopo siamo arrivati letteralmente esausti a Nizza. Siamo andati dritti in spiaggia a celebrare ciò che avevamo realizzato insieme, come una squadra. A volte basta un’idea stupida e dieci persone meravigliose a cui unirsi per trovare la felicità!”

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