Fino ad oggi sono stato tutto fiero e tronfio dei miei chilometri fatti e di tutte le strade pedalate, pensavo di avere bisogno solo di altri luoghi lontani per dare spazio ai mei sogni e mi scervellavo su globi e mappe per scovare dove nessun uomo era mai stato prima.
Poi mi giunse all’orecchio una nuova parola inglese mai sentita prima: bikepacking.
Chiaramente ignorai il tutto perché ero io l’esperto dei viaggi in bicicletta e chi vuoi che ne sappia più di me?
Finché m’imbattei per caso in un eccentrico cultore di questo nuovo modo di caricare la bicicletta e riuscì catturare la mia attenzione.
Imbarazzato come un bambino con l’abito della domenica accettai di provare il bikepacking durante un mio viaggio in Patagonia.
E’ stato per me un vero dramma dover ridimensionare la mia attrezzatura classica, rinunciare a tutti quegli oggetti che mi avevano accompagnato per anni e diminuire drasticamente il volume di carico.
Lo ammetto che all’inizio ci ho litigato un bel po con questo bikepacking, forse in alcuni frangenti l’ho anche odiato, ma è come quando cambi casa e ti ci vuole un po di tempo per attaccare i quadri e mettere tutti i vestiti nei cassetti. Con il tempo, e provando ogni configurazione di carico possibile, cominciammo a starci simpatici. Imparai dove mettere ogni cosa e finalmente ne stavo apprezzando le sue inimmaginabili qualità.
Passando un gran bel pezzo della vita su una sella si ha la percezione precisa della velocità anche senza conta chilometri, ci sono giornate in cui sei felice e allora guadagni un paio di chilometri all’ora in più ma sei assolutamente sempre consapevole di quale può essere il tuo limite massimo.
Adesso, tra le piste sterrate della patagonia, rimanevo sconcertato dalla velocità che riuscivo a raggiungere con questa nuova modalità di viaggio. Pedalando a questi regimi non era più solo contemplazione del paesaggio e meravigliosi flussi di pensieri, ma potenza scaricata al suolo, adrenalina che strozza l’affanno e gioia che quasi fa urlare.
La lenta lumaca aveva provato a correre come una lepre e decise che era bello.
Per la prima volta ascoltavo l’entusiasmo della potenza fisica, sentivo che ogni mia goccia di sudore sublimava in watt, nulla fino ad allora mi aveva convinto a spingere così forte su quei pedali.
L’agilità del nuovo assetto e la sua leggerezza avevano trasformato un viaggio già fatto in qualcosa di nuovo ed entusiasmante.
Ad oggi il bikepacking è diventato una parte fondamentale del mio modo di viaggiare e mi sta regalando l’opportunità di affrontare piste che mai avrei preso in considerazione. Per me il bikepacking è stato come l’avvento del microscopio per gli scienziati, ora quando guardo una mappa geografica ci vedo dentro molte più strade e molti più luoghi da raggiungere.

https://youtu.be/P6Kx23gfN6U







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